17 ottobre 2011

Sul quadrato del Sator


Nella puntata di ieri di Mistero, uno dei servizi era dedicato al misterioso quadrato del Sator. Come c'era da aspettarsi, il serivizio era infarcito di castronerie (per esempio è stato detto che il quadrato può essere letto, allo stesso modo, in orizzontale, in verticale e...in diagonale! Basta guardare il quadrato per rendersi conto che non è così), e lasciamo pure perdere i vari collegamenti che sono stati fatti tra questo simbolo e l'occultismo.
Tuttavia, nel corso del servizio, qualche informazione corretta ed interessante è stata data. Prima di tutto bisogna precisare però che stiamo parlando di un simbolo cristiano (anche perchè esso è stato ritrovato sulle pareti di diverse chiese medievali) e che solo in quest'ottica esso può essere realmente compreso. A tal proposito è suggestiva l'interpretazione secondo la quale la scritta costituirebbe una sorta di anagramma di due Pater Noster incrociati, con l'aggiunta di due A e due O (corrispondenti all'alfa e all'omega dell'alfabeto greco).

Per quanto riguarda la traduzione del quadrato, quella più probabile è forse questa: "il Seminatore sul carro tiene (regge) con cura le ruote". La frase è apparentemente senza senso, e lo è a maggior ragione quando per ruote si intendono le ruote del carro. Le ruote possono invece simboleggaire le grandi ruote, cioè le orbite dei corpi celesti che con i loro influssi determiano il fato, nel mondo del divenire (ed il divenire, a sua volta, può essere simbolicamente rappresentato da un moto rotatorio). Secondo la concezione cristiana, però, non esiste solo il destino, perchè in tal modo si cadrebbe in una visione deterministica, che sarebbe per forze di cose errata. Infatti esiste anche la volontà umana, che viene esercitata con il libero arbitrio, ed esiste soprattutto la Provvidenza. Ecco perchè Il Semionatore (cioè Cristo) "regge le ruote": non lascia il mondo in balia del destino, ma lo governa dall'alto.
Quest'interpretazione mi è stata suggerita giusto qualche giorno fa da alcuni versi di Dante, che casualmente mi erano caduti sotto gli occhi, e per i quali avevo intenzione di scrivere un post su questo argomento nei giorni seguenti. Mistero è riuscito a battermi sul tempo (quale infamia!), ma almeno gli è sfuggita questa chicca:

"Non pur per ovra de le rote magne,
che drizzan ciascun seme ad alcun fine
secondo che le stelle son compagne,
ma per larghezza di grazie divine,
che sì alti vapori hanno a lor piova,
che nostre viste là non van vicine,
questi fu tal ne la sua vita nova..."
(Dante, Purgatorio XXX, 109-115)

Il significato di queste parole è il seguente: "Dante (questi) è stato quel che è stato nella sua vita nuova (fu tal ne la sua vita nova) non solo per l'azione dei corpi celesti (l'ovra de le rote magne), che inclinano ogni individuo al suo fine (che drizzan ciascun seme ad alcun fine) a seconda della sua costellazione (secondo che le stelle son compagne), ma anche per l'intervento della divina Provvidenza e per l'abbondanza di grazie (ma per larghezza di grazie divine)". Se aggiungiamo che queste parole vengono dette da Beatrice, in cima al monte del Purgatorio, mentre ella si trova su di un carro, forse possiamo dire che non si tratti del tutto di una coincidenza.
Comprendo comunque che alcuni possano stupirsi di come certi concetti, legati all'astronomia o addirittura all'astrologia, vengano ad intrecciarsi con la religione e la teologia. Questo fatto per un uomo medievale era però del tutto normale, ed anzi erano gli stessi teologi (incluso S. Tommaso d'Aquino) a discutere di simili argomenti  (si veda a tal proposito Sapiens Dominabitur Astris).

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