5 giugno 2011

I Templari e la duplice guerra


"Così dunque, per una singolare ed ammirabile combinazione sono, a vedersi, più miti degli agnelli e feroci dei leoni, a tal punto che esito se sia meglio chiamarli monaci o piuttosto cavalieri. Ma, forse, potrei chiamarli più esattamente in entrambi i modi, poiché ad essi non manca né la dolcezza del monaco né la fermezza del cavaliere."
San Bernardo di Chiaravalle, De laude novae militiae

Già a partire dall’anno 1128 l'Ordine dei cavalieri Templari si costituì con una particolare caratteristica: i suoi appartenenti erano infatti, al tempo stesso, sia monaci che guerrieri. Anche questo fatto permise ai Poveri Fratelli di essere ampiamente accettati all’interno della Chiesa, cosa che non sempre avvenne con tutti gli altri cavalieri.
San Bernardo, che all’epoca era abate di Chiaravalle, oltre alla regola dell’Ordine scrisse per esso un particolare “Elogio della nuova cavalleria”. Qui venivano lodati i Templari per la loro religiosità, che li distingueva da tutt’altro genere di cavalleria: una cavalleria profana, che non aveva nulla a che fare con i valori cristiani, e che era composta per lo più da delinquenti in cerca di beni materiali e gloria terrena. San Beranrdo scriveva, facendo un gioco di parole, che questa “cavalleria secolare” in realtà non era una milizia ma una malizia....e che questi "cavalieri" non militavano affatto per Dio, ma per il diavolo. I Templari, al contrario, erano un ordine religioso, combattevano per la loro fede e per la gloria di Dio, non per conquistare una fama personale.
Ma c'è dell'altro. I Templari erano nettamente superiori a tutti gli altri cavalieri perché la guerra che combattevano era in realtà da intendersi in senso duplice, proprio perché duplice era la natura stessa dell'Ordine: guerriera e monastica. Infatti esisteva una guerra esteriore, combattuta con la spada contro gli infedeli; ma questa guerra andava considerata quasi come una manifestazione di un'altro tipo di "guerra", ben più importante della prima, e che si svolgeva nell'interiorità. Una guerra combattuta contro le passioni, contro i "demoni", e, in generale, contro gli elementi che allontanavano da Dio. Lo stesso San Bernardo scriveva riferendosi ai Templari: "Essi combattono una duplice battaglia, sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni del mondo invisibile". Se l’armatura esterna, utilizzata per difendersi dai colpi del nemico, era fatta di metallo, l’armatura “interna” era invece costituita dalla Fede del cavaliere: “Quando giunge la battaglia essi si armano dentro con la fede e fuori col ferro”.

22 maggio 2011

L'arca, simbolo della Chiesa


Nella tradizione cristiana l’arca di Noè viene spesso intesa come un simbolo della Chiesa stessa. Quest’ultima, infatti, trasporta dei passeggeri (cioè i fedeli), e al suo interno custodisce un bagaglio di inestimabile valore, costituito in primo luogo dagli insegnamenti di Cristo, e anche da una grande dottrina, da antichi simboli e riti. La navigazione dell'arca non è ovviamente sempre facile o esente da pericoli, e così anche la Chiesa è vista come “viandante in questo fluire di tempi malvagi, simile a un diluvio” (1). A volte la tempesta all'esterno può farsi molto violenta, ma non per questo il tesoro che viene custodito all'interno diminuisce di valore.

Anche le singole parti dell'arca vengono prese in esame ed accostate ad elementi della Chiesa. Così i tre livelli di cui è composta l'imbarcazione possono simboleggiare le tre virtù teologali (Fede, Speranza e Carità). La porta d’entrata, presente sul lato dell’arca, rappresenta invece il battesimo, tramite il quale la persona entra nella Chiesa; ma essa simboleggia anche “la ferita con cui fu trafitto il costato del Crocifisso... perché da lì sgorgano i sacramenti con cui sono iniziati i credenti (2)”. Secondo la Bibbia (Gn 6, 15) l'arca è anche alta trenta cubiti, così come trenta erano gli anni di Cristo quando cominciò a predicare il Suo Vangelo (3).
L'arca è inoltre uno strumento di salvezza, anche perchè secondo la narrazione della Genesi solo chi si trovava al suo interno sopravvisse al diluvio universale; allo stesso modo la Chiesa ha da sempre ribadito come solo in essa l'uomo possa trovare la salvezza spirituale (la famosa frase che sintetizza questo concetto è "nulla salus extra Ecclesiam, nessuna salvezza fuori dalla Chiesa")
Quest’interpretazione, ovviamente, non nega il valore storico del racconto dell’Arca di Noè; non si può porre in contrasto con esso perchè i due modi di lettura (letterale e simbolico) si collocano su due piani differenti. Si può comunque notare come nella tradizione Cristiana si tenda spesso ad interpretare l’Antico Testamento alla luce ed in funzione del Nuovo. La parola di Cristo, ovviamente, ha una rilevanza maggiore e ciò che nel tempo viene prima di essa costituisce una sorta di “preparazione” alla venuta del Salvatore. La storia dell’arca quindi, pur essendo contenuta nel vecchio testamento, costituisce una prefigurazione ed un simbolo della Sua Chiesa.
------------- 
Note:
(1) Agostino, La Città di Dio, XV, 26
(2) Agostino, La Città di Dio, XV, 26
(3) Agostino, Contro Fausto Manicheo, XII, 14

9 maggio 2011

Pax Deorum


Secondo gli antichi romani esisteva un particolare rapporto di equilibrio tra gli uomini e gli dei. Questo rapporto prendeva il nome di pax deorum, pace degli dei, ed implicava che gli uomini, all'interno della società, rispettassero determinate regole. Fin tanto che queste venivano fedelmente osservate, gli dei assicuravano la loro protezione - sia ai singoli individui che alla civitas nel suo insieme - , garantivano buoni raccolti e tenevano lontane le pestilenze. Ma nel caso in cui gli uomini si fossero comportati in maniera empia, questo prezioso equilbrio di sarebbe potuto rompere, scatenando così l'ira degli dei. Era quindi molto importante che le leggi fossero conosciute ed applicate nel modo giusto. In epoca arcaica non esistevano però norme scritte: gli unici autorizzati ad "interpretare" le leggi tradizionali (mores) erano quindi i sacerdoti del collegio pontificale (i pontefici). Questi, conoscedo i "principi superiori", erano in grado di suggerire quali fossero i giusti comportamenti da tenere, sia nel campo religioso che in quello sociale, perchè la pax deorum fosse mantenuta. Del resto, l'etimologia della parola "Pontefice" (da pontem facere, fare il ponte) ricorda che il sacerdote era colui che poteva autorizzare e dirigere la simbolica arte della costruzione del ponte, perchè in qualche modo egli stesso fungeva da "ponte" (cioè da mediatore) tra gli uomini ed il divino. Fondamentalmente il potere dei sacerdoti di interpretare le leggi si spiega proprio considerando il loro ruolo di "intermediari".

Quest'autorità dei pontefici subì però un graduale processo di sgretolamento, che cominciò ad essere evidente già nella seconda metà del V secolo a. C. (con la codificazione delle XII Tavole), e che diede vita ad una sorta di "giurisprudenza laica", slegata (almeno in parte) dalla religione. In questo modo la legge perse in gran parte il valore "sacrale" che aveva in origine, ma, nonostante questo, il concetto di Pax Deorum rimase vivo per molto tempo, tanto che ad esso veniva data una certa importanza ancora in epoca imperiale.

Il rispetto della pax deorum aveva le sue conseguenze: per evitare che l'ira degli dei si abbattesse sull'intera cittadinanza, chi si macchiava dei crimini più gravi (rischiando così di rompere questo equilibrio), doveva essere dichiarato "homo sacer". Non è facile tradurre questa espressione (letteralmente "uomo sacro"), anche perchè in latino la parola sacer significa sia "sacro" che "maledetto". Si può dire che egli diveniva un uomo "sacro", nel senso che la sua sorte era affidata alla volontà degli dei, che probabilmente lo avrebbero colpito con mille sciagure, lo avrebbero fatto diventare pazzo o lo avrebbero ucciso. Ma egli era anche l' uomo maledetto, perchè chiunque (ignorando la sua condizione) lo avesse ucciso non poteva essere accusato di omicidio; in tal modo gli veniva rifiutata la giustizia anche da morto.

Dal concetto di Pax Deorum deriva (più o meno direttamente) anche quello del bellum iustum (cioè della “guerra giusta”). Teoricamente, per mantenere  il consenso divino, la guerra doveva essere dichiarata seguendo precise regole, e non doveva mai essere intrapresa per futili motivi; in caso contrario la guerra diveniva ingiusta ed empia. Un simile concetto fu però applicato sempre più raramente, soprattutto a partire dalla fine dell'età repubblicana: già allora, un banale pretesto era sufficiente per scatenare vasti conflitti con le popolazioni straniere, o addirittura sanguinosissime guerre civili che, come scopo, avevano esclusivamente la conquista del potere politico.

2 maggio 2011

È morto Bin Laden (di nuovo)

Dopo essere stato il più grande ricercato del mondo per quasi dieci anni, è morto di nuovo Osama Bin Laden... e a quanto pare questa volta lo hanno voluto fare morire definitivamente. Il suo corpo è stato gettato in mare e di esso non v'è più minima traccia. L'unica foto finora diffusa del suo cadavere è palesemente falsa. Ma del resto, è giusto concludere con una menzogna una storia iniziata con la menzogna e che si basa solo sulla menzogna. Almeno da questo punto di vista è stata dimostrata un'incredibile coerenza.

18 aprile 2011

Il Vaticano tra complotti e Babilonie


Premessa

Scrivo questo post prendendo spunto da alcuni articoli che ultimamente girano per la rete in ambienti "complottisti", nei quali gli autori vorrebbero dimostrare il carattere "satanico" del Vaticano e di tutta la religione cattolica. La tesi centrale è proprio questa: il cattolicesimo non sarebbe altro che un culto neo-pagano-babilonese, i cui capi sarebbero i principali fautori del Nuovo Ordine Mondiale. La Chiesa di Roma sarebbe inoltre "Babilonia", la grande prostituta che viene descritta nell'Apocalisse di Giovanni. Questo ultimo punto è in realtà molto poco "originale", ma avrò modo di analizzarlo meglio più avanti. Tengo comunque a sottolineare il fatto che questo post non è in alcun modo un "attacco" nei confronti delle persone che hanno diffuso tali articoli, anche perché queste persone non le conosco. Semplicemente desidero qui chiarire alcuni punti della questione, mostrando il mio punto di vista.

La Chiesa di Roma oggi

Credo sia fuori da ogni discussione che la Chiesa cattolica abbia oggi, al suo interno, numerosi e gravi problemi. Di sicuro la condotta di alcuni membri del clero non è esemplare, ma penso che si debba stare ben attenti a non confondere gli atteggiamenti o le dichiarazioni di singoli sacerdoti con l'intera dottrina catolica e con gli autentici insegnamenti della Chiesa. Sono due cose fondamentalmente distinte, e che vanno tenute distinte: non è dalle azioni di un uomo, fosse anche il papa, che si può dedurre se una dottrina è in sè genuina o meno. Inoltre mi preme sottolineare che nel caso dei preti pedofili (faccio questo esempio solo perché è evidentemente il più noto) stiamo parlando di persone che, con i loro crimini, hanno rinnegato in tutto e per tutto la loro fede. Spero comunque che questo punto sia ora sufficientemente chiaro: le azioni dei singoli individui non possono intaccare una dottrina che, per sua natura, è sovrumana.

È altrettanto vero però che la Chiesa, come istituzione, non si trova in ottime condizioni. Ma bisogna tener presente che la triste situazione attuale è stata ottenuta, almeno in parte, da forze esterne alla Chiesa, che hanno voluto (e vogliono) letteralmente sgretolarla. Il passo più decisivo in questo senso è stato fatto con il Concilio Vaticano II (conclusosi nel 1965), che ha apportato alla Chiesa grandi e gravi modifiche; queste ultime non consistono soltanto nell'eliminazione (di fatto) del latino come lingua liturgica, come oggi molti credono. Basti pensare che sono stati introdotti alcuni cambiamenti anche all'interno dei riti, o al fatto che le moderne chiese post-conciliari assomiglino molto più a capannoni industriali che ad autentici luoghi di culto. Questo tentativo di "protestantizzare" la Chiesa cattolica è stato portato avanti, molto probabilmente, da forze esterne al cattolicesimo; l'obbiettivo è chiaramente quello di indebolire la Chiesa, non certo quello di farla diventare una super-potenza del Nuovo Ordine Mondiale. Tra l'altro, credo che a chi vede il Vaticano come il movimento a capo del "complotto globale" manchino prima di tutto alcune conoscenze storiche. Già a partire dalla fine del medioevo, infatti, la Chiesa cominciò a perdere parte del suo potere; questo processo di indebolimento non si è mai arrestato, e continua tuttora in maniera piuttosto accelerata. Ora, davvero è credibile l'ipotesi secondo la quale chi è a capo di un complotto mondiale ha un grandissimo interesse ad indebolire il suo stesso potere? In tutta sincerità, dal punto di vista logico, questa teoria mi sembra un po' debole.

Tra impero romano e antica Babilonia

Un altro punto contestabile di questa tesi è che, stando ad essa, la Chiesa cattolica costituirebbe una sorta di nuovo impero romano-babilonese [ :D ].
Sinceramente non ho ben compreso quale grande correlazione ci sarebbe tra l'impero romano e l'antica Babilonia, ma cerchiamo di procedere con ordine. Effettivamente c'è una certa continuità storica e culturale tra l'impero romano e la Chiesa: quest'ultima nasce infatti proprio all'interno dell'impero romano, la sua sede è a Roma, la sua lingua ufficiale è il latino, e non è certo un caso se il papa viene chiamato anche pontefice. È questo un fatto che molto spesso viene trascurato, ma al di là di questo mi sembra un'esagerazione dire che la Chiesa è oggi un "impero", anche perché il suo domino temporale si estende solo entro i confini dello stato Vaticano.
Se vogliamo chiamare il Vaticano un "impero", facciamolo pure, ma forse così si ingigantisce un po' la realtà delle cose.

Quanto al collegamento tra la Babilonia antica ed il cattolicesimo, non vengono in realtà portate grandi prove a sostegno di questa tesi: l'unica "prova" consiste nella convinzione che il culto della Vergine Maria sia derivato dalle antiche religioni mesopotamiche, che prevedevano anche la venerazione di alcune divinità femminili. Di questi culti femminili avevo già detto qualcosa (rimando quindi a questo articolo); avevo sottolineato come tali culti fossero legati alla fertilità, e come spesso ad essi fosse legata la pratica della cosiddetta "prostituzione sacra". Il culto della Madonna è invece, semmai, qualcosa di opposto. Anche tralasciando il fatto (non irrilevante) che Maria nel cattolicesimo non è considerata come una dea, credo che chiunque arrivi da solo a comprendere che "verginità" (e quindi "purezza") e prostituzione siano due cose completamente diverse ed in perfetta antitesi tra di loro. Ed è così non solo per la morale cristiana, visto che anche lo storico greco Erodoto di Alicarnasso descrive la pratica della prostituzione sacra, con un certo disgusto, dicendo che essa è l’uso più riprovevole dei babilonesi” (Erodoto, Storie I, 199). Anche dal punto di vista storico è poco credibile che alcuni culti mesopotamici, una volta giunti a Roma, siano stati accettati dai primi cristiani in virtù di uno spirito sincretista. È anche vero che vero che alcune rappresentazioni della Vergine sul trono possono in certi casi ricordare alcune raffigurazioni di divinità precedenti il cristianesimo, ma bisogna tenere presenti due aspetti importanti: il primo è che effettivamente, da un punto di vista pratico, non esistono moltissimi modi di raffigurare una donna seduta (sia che si tratti una dea, della Vergine, o anche di una donna comune). È chiaro quindi che le sculture e i dipinti risulteranno in questo modo assai simili tra loro, e non c'è in questo alcun mistero. La seconda cosa da ricordare è che nella religione ebraica era ed è vietata la rappresentazione della figura umana (le sinagoghe infatti non contengono statue, dipinti, icone, e simili). Col cristianesimo questo divieto venne meno, ma i primi cristiani, ovviamente, non poterono ispirarsi alla cultura ebraica per le loro immagini sacre. È anche plausibile quindi che in alcuni casi sia stato preso spunto da delle tradizioni precedenti (e "pagane"). Ma ciò non significa che l'operazione sia di per sé illecita, soprattutto quando il significato che viene attribuito all'immagine è profondamente diverso (e in questo caso lo è). Anche in quest'ultima situazione, però, non vedo perché mai un eventuale "spunto" debba essere stato preso per forza dall'antica Babilonia, che risulta una realtà particolarmente distante dal cristianesimo, sotto ogni punto di vista.

Babilonia nell'Apocalisse

Come ho accennato nella premessa, chi sostiene questa teoria afferma che la Chiesa cattolica sia il personaggio che nel testo apocalittico viene chiamato “Babilonia” e “la grande prostituta”. Questo tipo di interpretazione in realtà non è affatto nuova, e si è già diffusa in passato tra i movimenti “pauperistici” e tra le sette protestanti. Il più delle volte il solo motivo per cui questa figura biblica viene accostata alla Chiesa di Roma (o addirittura all'intera Urbe) è che nell'Apocalisse c'è scritto che essa si trova su sette teste, le quali rappresentano sette colli. Ma Roma non è l'unica città fondata su sette colli, ed inoltre non bisogna prendere tutto così alla lettera: se c'è scritto che le teste sono dei monti, questo non significa che la parola "monte" non sia da vedere in senso simbolico.
Questo tipo di esegesi, tra l’altro, oltre ad essere piuttosto "grossolana" è anche illogica: se la Chiesa venisse considerata in maniera negativa dall'Autore dell'Apocalisse, per quale ragione all'inizio del libro della Rivelazione (più precisamente nel secondo capitolo) ci sarebbero dei "messaggi" indirizzati "alle sette Chiese d'Asia"? Lo stesso Giovanni inoltre faceva parte della Chiesa e non è perciò molto plausibile l'ipotesi che egli chiami "Babilonia" e "la grande meretrice" la Chiesa di cui faceva parte ("Babilonia" non sta ad indicare nemmeno la "Chiesa degenerata", come vorrebbero alcuni, anche perché, volendosi attenere alle Scritture, la degenerazione non può essere totale, visto che nel Vangelo si legge che "le porte degli inferi non prevarranno contro di essa"). Personalmente quindi non credo affatto che la Babilonia dell’Apocalisse sia la Chiesa cattolica. Non ho comunque la pretesa di dire cosa sia esattamente Babilonia, anche perchè non è detto che essa “esista già”. Identificarla con qualunque cosa esistente oggi, potrebbe implicitamente significare che “i tempi sono vicini”...e questo non lo può sapere nessuno.

Conclusione

Come ho già detto, credo che la Chiesa abbia oggi molti problemi; questo non cambia però il fatto che i suoi veri insegnamenti possano essere ancora validi. Per quanto bui possano essere i tempi attuali, non penso affatto che il cattolicesimo sia un “movimento” a capo del “complotto mondiale”, nè tantomeno una religione “satanica” o “neo-babilonese”.

Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam et portae inferi non praevalebunt adversus eam.

----------
Articoli correlati:
Rosacroce e Gesuiti 

4 aprile 2011

Il Teosofismo, storia di una pseudoreligione


Dopo diverse ricerche, sono riuscito a trovare finalmente un ebook de “Il Teosofismo, storia di una pseudoreligione” di René Guénon.
Credo che questo libro, sebbene sia stato pubblicato parecchi anni fa (è del 1921), sia molto utile per comprendere cosa sia realmente la Società Teosofica e quali siano i suoi scopi.
Il libro svela la vera storia di questa società; una storia costituita, fin dall'inizio, da grandi truffe ed inganni. Spiega anche come le teorie da essa divulgate siano contradditorie, infondate, assurde, e anche molto pericolose. Molto interessanti anche i capitoli che trattano dei rapporti che i teosofisti hanno avuto con la massoneria e altre società segrete, con la “chiesa vetero-cattolica” e con la politica britannica. 
«D’altronde, non crediamo che i teosofisti, al pari degli occultisti e degli spiritisti, posseggano la capacità per riuscire pienamente, da soli, in una simile impresa; ma dietro tutti questi movimenti, non potrebbe esserci qualcosa di altrimenti temibile, che forse neanche i loro stessi capi conoscono e di cui essi, a loro volta quindi, non sono che dei semplici strumenti?»
Il Teosofismo, storia di una pseudoreligione (documento in pdf)

Aggiornamento 14/7/2012: ho aggiornato il link che per qualche ragione ignota non funzionava più. Per scaricare l'ebook adesso basta andare all'indirizzo e cliccare sul tasto "Download" azzurro)

23 marzo 2011

Sapiens dominabitur astris


Solo di recente ho fatto caso a questo antico arco in pietra presente nella mia città (Vicenza). Forse è di epoca medievale, anche se non sono riuscito a trovare date certe (di sicuro però è molto recente il negozio della Tim presente all’interno dell'edificio :D ).
Sui pilastri dell'arco sono scolpiti due bassorilievi, ormai semi cancellati dal tempo, raffiguranti delle foglie di vite. L'elemento più interessante del complesso è però l'enorme scritta dal sapore esoterico scolpita sull'arco: SAPIENS DOMINABITUR ASTRIS. Il saggio dominerà gli astri.

Dalle poche informazioni che si riescono a trovare a riguardo, sembra che questo motto sia appartenuto originariamente ad alcune organizzazioni iniziatiche medievali, e che in seguito sia stato utilizzato da società segrete di stampo occultistico. Questo però è accaduto anche con molti altri motti e simboli; basta fare l’esempio dello swastika, che originariamente era un simbolo molto diffuso presso i popoli indoeuropei, e che aveva generalmente un significato positivo, ma che fu abusivamente impiegato dalla Società Teosofica e dal partito Nazionalsocialista. Questi usi sconsiderati ed illegittimi dei simboli non tolgono ovviamente nulla al loro significato originario, che può comunque essere ricercato e riportato alla luce.
La mia attenzione si è quindi concentrata soprattutto sul motto, che ho analizzato così:


SAPIENS (il saggio)
Probabilmente, qui la parola sapiens non sta ad indicare il saggio “comune” o il semplice “erudito”, bensì l'iniziato che è già giunto ad un elevato grado di realizzazione spirituale.  In questo particolare contesto per saggio si intende allora chi ha ottenuto non una saggezza ordinaria, ma a una saggezza “divina”, metafisica. Questo, in realtà, lo si può dedurre anche dal resto della frase. Non si capirebbe altrimenti in che modo e in che senso un uomo colto, per quanto vaste ed approfondite siano le sue conoscenze, possa "dominare gli astri".

DOMINABITUR ASTRIS (dominerà gli astri)
Per astri qui si intendono gli “influssi” emanati dai corpi celesti. Secondo la visione astrologica medievale (che, come vedremo, è tutt'altro che estranea alla teologia di san Tommaso d’Aquino) gli astri infatti agiscono con i loro influssi sui "corpi inferiori", e li condizionano. In questo modo, il carattere delle persone ed alcuni comportamenti umani, soprattutto quelli più istintivi, sarebbero in parte influenzati dagli astri. 

San Tommaso, nella sua Summa Theologiae (I-II, quaestio 115, art. 4), dice però che i corpi celesti non sono responsabili di tutte le azioni umane, perché questo significherebbe negare il libero arbitrio degli individui: gli astri quindi agiscono in maniera più diretta sulle passioni, ma possono agire solo indirettamente e accidentalmente sull'intelletto, dal momento che esso è separato dagli organi di senso. L'uomo può quindi scegliere, con la propria volontà e facendo uso del libero arbitrio, di essere schiavo delle passioni, oppure di dominarle, avvicinandosi così a Dio. Dominare gli astri significa perciò dominare le passioni umane, le quali sono condizionate (almeno parzialmente) dai corpi celesti.
« La maggioranza degli uomini segue le passioni, che sono moti dell‘appetito sensitivo e alle quali possono cooperare i corpi celesti; mentre poche sono le persone sagge che resistono a tali passioni. [...] Infatti gli stessi astronomi dicono che "l‘uomo saggio domina gli astri", nel senso cioè che domina le proprie passioni. »  
(Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II, Quaestio 115, art 4)
Di conseguenza, l' "uomo saggio", colui che domina le passioni, è anche colui che è "al di sopra del fato", e la sua volontà si avvicina a quella di Dio (nel senso che egli tenderà a fare la Sua volontà). Se le previsioni degli astrologi (che sono comunque sempre da evitare) si realizzano, questo secondo Tommaso avviene solo perchè il più delle volte gli uomini decidono di assecondare gli istinti.